620. Con lo sforzo riescono le cose, non coi desiderî: le gazzelle non vanno a mettersi in bocca del leone addormentato.
621. Se cammina, anche la formica può fare mille leghe; se sta fermo, Garuḍa, il re degli uccelli, non va innanzi di un passo.
623. Dopo aver spezzato la terra coll'aratro, il coltivatore vi getta il seme, quindi aspetta tranquillo; faccia ora Parjanya, il dio della pioggia.
629. Via via che l'uomo volge il pensiero al bene, ogni cosa gli riesce, non v'è dubbio.
Spazio di divulgazione di conoscenze, idee e insegnamento di sanscrito e civiltà indiana, con allargamenti all'ambito indoeuropeo e al confronto con altre civiltà
domenica 6 dicembre 2009
Mille sentenze indiane - Successo
domenica 15 novembre 2009
La stagione di gloria degli Indoarii nel Vicino Oriente
Nel post sugli Etruschi, avevo accennato alla presenza di Indoarii in Anatolia e nel Vicino Oriente. Questa presenza inaspettata è emersa grazie alla scoperta del trattato tra Matiwaza di Mitanni e il re ittita Suppiliuluma, che presentava chiaramente le divinità vediche Mitra, Varuṇa, Indra e i Nāsatya, e dei nomi indoarii dei regnanti di Mitanni, come il fondatore Kirta, che richiama il sanscrito kīrti- 'gloria', oppure Artadāma (scr. ṛtadhāman- 'che dimora nell'ordine cosmico'), o Tu(i)shra(t)ta (scr. *tviṣratha-, tveṣaratha- 'che ha carri impetuosi o splendenti'). Il regno di Mitanni si estese sull'Alta Mesopotamia fino alla costa mediterranea, come mostra la cartina, ed era abitato prevalentemente da Hurriti, una popolazione di lingua non indoeuropea; la dinastia però era evidentemente di origini indoarie, e regnò sulla regione dal XV al XIII sec. a.C., giungendo a farsi vassalla l'Assiria, da cui finì conquistato. Il culmine del potere fu agli inizi del XIV secolo, sotto Shuttarna II (o Sudarna, equivalente secondo Dumont a *Sudharaṇa 'che sostiene bene'), che diede sua figlia Kilu-hepa in sposa al faraone Amenhotep III. Questi sposò anche la figlia del successore di Shuttarna, Tushratta, chiamata Tadu-hepa, in seguito presa in moglie anche da Amenhotep IV, più noto come Akhenaton, il famoso faraone 'monoteista'. Ci sono rimaste anche lettere di Tushratta ad Akhenaton, una a proposito del dono di statue d'oro di lui stesso e della figlia Tadu-hepa, promesse come dote per il suo matrimonio con Amenhotep III (http://en.wikipedia.org/wiki/Akhenaten). 
Mille sentenze indiane - Fortuna
601. Dove c'è chi dice e chi ascolta cose dapprima sgradite ma in conclusione benefiche, ivi entra e si asside la dea della Fortuna.602. La prosperità si allontana dai troppo sinceri, dai cacadubbi e dai timorosi dell'altrui biasimo.
603. "Io abbandono il valoroso, per paura di restar vedova; il generoso, per rossore; il dotto, per tema di una rivale (la Scienza); perciò mi attacco all'avaro".
604. Chi ha con sé la Fortuna, per lo più non si occupa delle altrui sofferenze; mentre il serpente Shesha si stanca nel sostenere il peso della terra, Vishnu se la dorme tranquillo.
domenica 8 novembre 2009
Mille sentenze indiane - Povertà
582. Mi dischiudo alla speranza col sorgere del sole, e tutto mi ristringo al tramonto; immerso nel lago della miseria, imito il giuoco delle ninfee.587. Se il ricco conoscesse il dolore che nasce in chi sta per pronunziare la parola "da'!", darebbe anche le proprie carni.
591. Mettete un uomo di grande mente a lottare ogni giorno con la povertà e a dover pensare al burro e al sale e al riso e ai legumi e alle legna; finirà col perdere la testa.
594. Anche se il ricco si è acquistata una virtù, presto la sciupa; (ma) il povero la conserva; il secchio pieno sommerge la fune, non il vuoto.
596. Cibo più saporito gusta sempre il povero che il ricco; la fame, che condisce gli alimenti, è ben rara tra i ricchi.
599. Il giovane pensa all'amore, l'uomo di mezza età pensa al denaro, il vecchio pensa alla morte, il povero a molte cose.
martedì 20 ottobre 2009
Mille sentenze indiane - I Ricchi
561. I pigri non diventano ricchi, e nemmeno i vigliacchi e i superbi, né quelli che si spaventano delle chiacchiere delle genti, né quelli che stanno sempre ad aspettare.564. La ricchezza dev'esser donata e goduta, non sempre accumulata; guarda come alle api si porta via il tesoro raccolto.
566. La voce del povero, sia pur bella di timbro e buona di significato, non fa figura accanto a quella del ricco: come liuto sopraffatto dal rullo del tamburo.
567. Dentro qualsiasi ricco abitano cinquecento vampiri; quanti ne stiano dentro un re, nessuno ha mai calcolato.
mercoledì 7 ottobre 2009
Il sanscrito e le lingue dell'Italia antica: il caso dell'etrusco
domenica 4 ottobre 2009
Corsi di sanscrito
che inaugura una nuova stagione di corsi di sanscrito e filosofia dell'India a Milano, via E. Ferrario 5:
Si tratta di 5 seminari brevi (6h) di filosofia e civilta' dell'India rispettivamente su Veda, Upanishad, Samkhya, Bhagavadgita e buddhismo, che si terranno il martedi' e il giovedi' sera dalle 19,15 alle 21,15 a partire da martedi' 13 ottobre; e 5 workshop da tre ore l'uno per entrare nell'universo del sanscrito il sabato mattina dalle 10,30 alle 13,30 a cominciare da sabato 17 ottobre.
Per tutte le informazioni http://www.sanscrito.it/ info@sanscrito.it
3480724840
Personalmente, tengo un corso di sanscrito, specificamente dedicato alla traduzione di testi buddhisti, con accesso libero presso il centro Ewam, a Firenze, via R. Giuliani 505/A
(sito http://www.ewam.it/), ogni venerdì alle 20.
La prossima domenica, 11 ottobre alle ore 9, inizierò invece una serie di lezioni mensili di sanscrito presso il Dojo e centro Yoga Free Budo, a Prato, in via Genova 21B (sito http://www.freebudo.com/).
